Veronica Panarello “omicida lucida e senza pietà”: le motivazioni della sentenza sull’omicidio del piccolo Loris

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Veronica Panarello è stata una “omicida lucida e senza pietà”: è quanto scritto nelle motivazioni della sentenza di condanna a trent’anni di carcere per la madre del piccolo Loris Stival, ucciso il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina (Ragusa). Le motivazioni sono state depositate oggi dalla Corte d’Assise di Appello di Catania.

La Corte, che ha respinto con decreto le questioni preliminari sottoposte dall’avvocato della donna, che chiedeva la rinnovazione dibattimentale per potere effettuare una nuova perizia psichiatrica sulla sua assistita e un confronto tra Veronica Panarello e Andrea Stival (il suocero che la donna aveva chiamato in correità la cui posizione è stata definitivamente archiviata), motiva in 147 pagine la sua decisione di conferma della sentenza di primo grado. 

La Corte nel motivare la sentenza ha sottolineato più volte la “lucida crudeltà” della donna che non premeditò il delitto, “pur pianificandolo”. Il giudizio sostiene che Veronica Panarello ha agito “scientemente e lucidamente, senza esitazioni di sorta, per sopprimere quella giovanissima vita da lei generata, ma ha altresì dimostrato l’assenza di qualsivoglia forma di resipiscenza subito dopo la commissione dell’orribile crimine, omettendo di attivarsi in qualche modo per salvare il figlio che era ancora in fase agonica, chiamando i soccorsi o invocando l’aiuto di altre persone a tal fine. La donna si è invece adoperata senza alcuna ‘pietas’ secondo il piano poco prima prestabilito per cercare di eliminare le tracce del delitto con l’occultamento del cadavere di Loris e addirittura simulando una violenza sessuale ai danni del bambino da parte di ignoti per depistare le indagini”.

Il movente sarebbe da collegare “a nodi conflittuali nella sfera familiare ed alle conseguenti sensazioni di profonda angoscia d’ansia della Panarello, che hanno agito come una miccia, innescando nella donna una fortissima rabbia in relazione ad un comportamento di Loris, avvertito come pericoloso o troppo fastidioso, tale da scatenarle l’impulso di metterlo a tacere”. Il bambino quel giorno non voleva andare a scuola. 

Nell’assunto delle motivazioni viene esaminata anche la perizia effettuata dal Tribunale dei minori per l’affidamento del fratello più piccolo di Loris al padre; la donna viene considerata concentrata nel “bisogno di autocentrare le relazioni affettive sui propri bisogni piuttosto che nel riconoscimento dei bisogni dei figli” e conclude sostenendo che ci sono diversi elementi ostativi “rispetto alla possibilità che la signora Panarello eserciti una adeguata funzione genitoriale nei confronti del figlio D.”. Il legale della donna ha preannunciato il ricorso in Cassazione.