Veli Selmanaj, il padre-orco, gip accoglie richiesta di rito abbreviato. Prima udienza 10 aprile

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Veli Selmanaj, Senade e Fatime
Veli Selmanaj, Senade e Fatime

Si terrà alla Corte d’Assise dell’Aquila la prima udienza, e con rito abbreviato, del processo a carico di di Veli Selmanaj, il padre orco che a Pescina ha ammazzato la moglie e la figlia. La data è fissata al prossimo 10 aprile 2014 inizierà il processo a carico. Lo ha disposto il gip che ha accolto la richiesta del procuratore Maurizio Maria Cerrato.

L’uomo che è reo confesso del duplice omicidio di moglie e figlia, la sera di mercoledì 16 ottobre scorso nel piazzale del discount Todis a Pescina, dove le donne si erano recate per fare la spesa. Il kossovaro è attualmente rinchiuso nel carcere di Teramo, deve rispondere dell’accusa di duplice omicidio premeditato, con l’aggravante del vincolo discendente con la figlia. Rischia il carcere a vita.

L’uomo ha sparato prima alla moglie Fatime, 45 anni, e poi alla figlia 21enne Senade, che ferita ha tentato di scappare. L’uomo, suo padre, non ne ha avuto pietà. Acceccato dal sangue e dalla sua stessa ferocie ha raggiunto la figlia e l’ha finita con un colpo di pistola alla testa.

Selmanaj, 46 anni, è accusato di avere compiuto l’agguato al termine di un lungo appostamento, cominciato nel pomeriggio del 16 ottobre davanti all’azienda agricola Coltor di Ortucchio, dove le due donne lavoravano.

La pistola con cui ha consumato l’atroce delitto è una revolver calibro 22 di fabbricazione tedesca. Con sé, nascoste in un vano della portiera dell’auto, aveva 50 cartucce, il necessario e più perché l’omicidio fosse compiuto.

Il padre-orco ha ucciso per vendetta, per essere stato cacciato di casa, stando a quanto ricostruito dai carabinieri di Avezzano e Pescina nel corso delle indagini. Una versione poi confermata dagli altri cinque figli e in qualche modo dallo stesso killer. Per le presunte violenze è in corso un altro procedimento giudiziario. L’imputato è difeso dagli avvocati Davide Baldassarre e Antonio Milo. I cinque figli rimasti sono assistiti dagli avvocati Leonardo Casciere, Emiliana Longo e Annarita Terenzi.