Uccise il transessuale e la sua amica, Mirco Alessi patteggia: condannato a 28 anni

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Alessi patteggia in appello. Il padre: «Un giorno si rifarà una vita»

«Siamo contenti perché questo ragazzo, un giorno, potrà rifarsi una vita». Accanto all’avvocato Massimiliano Manzo, c’è il padre di Mirco Alessi, Roberto: ha seguito passo dopo passo il processo in cui suo figlio era accusato dell’omicidio del transessuale ’Kimberly’ e di un’amica, più il ferimento di un’altra donna che si salvò dalle coltellate gettandosi dalla finestra del primo piano dell’appartamento di via Fiume.

Al processo di primo grado, la corte d’assise aveva inflitto ad Alessi trent’anni, e non l’ergastolo come invece richiesto dalla pubblica accusa: Alessi agì offuscato dalla cocaina, ma non aveva premeditato il delitto. Ieri mattina, in Appello, i legali di Alessi, Massimiliano Manzo e Maria Rosa Pisani, sono riusciti a limare un altro po’ la pena: sono scesi a 28 anni, patteggiando (tecnicamente si chiama «concordato») con il procuratore generale Filippo Di Benedetto dopo aver messo sul piatto un altro risarcimento, alla donna rimasta ferita, dopo quello alle due vittime. La giuria era presieduta dal giudice Alessandro Nencini.

Il transessuale Gilberto Manoel Da Silva venne ammazzato con quasi 100 coltellate all’alba del 29 giugno del 2016. Poi Alessi colpì anche una domenicana che dormiva nello stesso appartamento, in via Fiume, con un’altra donna che riusci a mettersi in salvo gettandosi dalla finestra.

Alessi, sconnesso dalla droga e dallo choc – ma una perizia ha stabilito che era capace di intendere – si mise al volante dell’auto innescando una folle fuga che si concluse la sera a Monticiano, in provincia di Siena. «L’intero comportamento dell’imputato, quello delittuoso ma anche quello antecedente e successivo ai gravi crimini commessi – scrissero i giudici nella sentenza –, attesta, infatti, che l’occasionalità del momento di consumazione dei reati e l’alterazione per il massiccio uso della cocaina effettuato nel corso della serata sono stati preponderanti e tali da neutralizzare la sintomaticità della causale e della scelta del tempo, del luogo e dei mezzi di esecuzione del reato».

PRIMA di uccidere, il pellettiere chiese a Kimberly «con insistenza un incontro senza pagamento, circostanza questa che ben si accorda con l’ipotesi di un persistente coinvolgimento emotivo dell’imputato nella relazione e che configge con l’ipotesi di una ferma risoluzione criminosa: ove Alessi avesse preordinato il delitto non avrebbe apposto condizioni ma avrebbe contattato il transessuale nei modi canonici per essere certo di ottenerlo».