Trifone Ragone e Teresa Costanza, motivazioni sentenza: “Giosué Ruotolo si è costruito un alibi falso”

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Giosué Ruotolo si è costruito un “alibi falso” per commettere un duplice delitto, e il fatto che sia stato lui a sparare e a uccidere i fidanzati Trifone Ragone e Teresa Costanza la sera del 17 marzo 2015 nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone, “si ricava da una lettura complessiva e unitaria degli indizi”.

Questo quanto riportato nelle motivazioni del processo di secondo grado celebrato davanti alla Corte d’assise d’appello di Trieste a carico dell’ ex militare, il cui contenuto è stato anticipato oggi dal quotidiano Messaggero Veneto. Oltre ai vari indizi elencati e analizzati dagli inquirenti e dagli esperti nel corso del processo di primo grado, secondo quanto riporta il quotidiano oggi, giovedì 11 luglio, in edicola, il procedimento davanti alla Corte d’assise d’appello avrebbe aggiunto nuovi elementi a testimoniare la colpevolezza di Ruotolo. Come, ad esempio, perché si trovasse nel luogo del delitto e proprio all’ora del delitto stesso. Una presenza, secondo i giudici, che non può essere ritenuta “casuale o occasionale”. 

La difesa di Ruotolo.

“Non è giusto che paghi io per questi fatti che non ho commesso”. Questo l’unico commento che Giosuè Ruotolo aveva espresso subito dopo la lettura della sentenza di appello che aveva confermato lo scorzo marzo la condanna all’ergastolo a suo carico per il duplice omicidio di Teresa Costanza e Trifone Ragone.

“Ruotolo è affranto – aveva riferito uno dei suoi difensori, Roberto Rigoni Stern, al quale Ruotolo ha espresso il proprio sfogo – perché era convinto di riuscire a persuadere i giudici della sua estraneità”.

Giosuè Ruotolo
Giosuè Ruotolo

Per quanto riguarda la sentenza, aveva aggiunto Rigoni Stern, “riteniamo che questa sia stata una grande ingiustizia, alla luce della prospettazione complessiva dei fatti, dove non c’è assoluta certezza che Ruotolo fosse sulla scena del delitto”.