Sofiya Melnyk, autopsia conferma: è lei

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Non è stata accoltellata né uccisa a colpi di arma da fuoco.

Molto probabilmente Sofiya Melnyk è stata strangolata.

Ma altre cause potranno essere avvalorate dai nuovi esami previsti. Intanto l’autopsia, eseguita oggi a Treviso sul corpo rinvenuto la vigilia di Natale in fondo a un burrone lungo la strada per il Monte Grappa, ha certificato quanto già molti davano per scontato: il cadavere appartiene alla bella ucraina, svanita nel nulla il 15 novembre scorso.

Per avvalorare la testi dello strangolamento serviranno nuovi test: una Tac e altri altri accertamenti radiografici e istologici. Il consulente tecnico del Pm ha chiesto due mesi di tempo. All’esame hanno assistito anche i consulenti della famiglia di Daniel Pascal Albanese, il convivente della donna,  morto suicida 11 giorni dopo la sua scomparsa.

Null’altro, al momento, ha potuto svelare l’esame autoptico eseguito dal dottor Alberto Furlanetto, date le condizioni del cadavere, devastato dai morsi degli animali nel bosco.

L’autopsia ha comunque evidenziato, come dato macroscopico, la presenza di numerosi e gravi traumi, ha precisato Furlanetto. Secondo il medico, gli ematomi e le lesioni in molte aree del corpo potrebbero essere compatibili con colpi portati con corpi contundenti, come un bastone, o con calci, ma allo stesso tempo potrebbero essere dovuti alla caduta dalla sommità della scarpata da cui il corpo è stato gettato, nel caso questo sia avvenuto quando la donna era ancora viva.

I risultati dell’indagine odierna dovranno essere confrontati con gli esiti di una Tomografia assiale computerizzata (Tac) alla quale la salma è stata sottoposta al fine di poter ottenere una ricostruzione tridimensionale di fratture ed altri indicatori di traumi sulle parti interne. Contestualmente sarà condotta un’indagine entomologica per valutare il tempo di permanenza del corpo sul luogo in cui è stato trovato, attraverso la natura e lo sviluppo delle larve prelevate dal cadavere.

La ricerca potrebbe anche contribuire a far comprendere se la salma sia stata eventualmente trasportata nel punto del ritrovamento dopo una permanenza in un luogo diverso. In base agli elementi ad oggi disponibili, è ritenuto molto probabile che la donna non sia morta all’istante.