La donna Serial Killer

La donna serial killer merita una sezione tutta a sè in quanto le differenze dal “collega” maschile sono talmente tante e profonde da non poterla catalogare velocemente come “atipica”, ma merita una trattazione specifica.

Innanzitutto è il caso di sfatare immediatamente la credenza che molti hanno, che vede soltanto l’uomo come possibile serial killer e la donna come vittima. Chi fa queste affermazioni tuttavia, parte da un presupposto non del tutto sbagliato, e cioè che l’omicidio seriale nascerebbe di per se da pulsioni di caratere sessuale, alimentato da fantasie e perversioni che sono tipicamente maschili.

Pertanto, per un fattore quasi “genetico”, sarebbe impossibile avere una serial killer al femminile. Ma se ci atteniamo alla definizione del Crime Classificaztion Manual, che definisce “serial killer” chiunque commetta 3 o più omicidi in luoghi diversi, intervallati da raffreddamento emozionale, allora nella storia, di casi di donne carnefici ne troviamo non pochi.

La contessa Elisabeth Bathory
La contessa Elisabeth Bathory

Si stima che la percentuale di questo particolare tipo di predatore di uomini, si attesti intorno al 5-10% del totale, una percentuale non trascurabile ed in crescita. Solo per cause di carattere sociale e storico questa percentuale non è molto più elevata. Si pensi al ruolo che hanno sempre avuto le donne nella società quasi sempre maschilista, e che le vedeva sempre sottomesse al padre o marito, difficilmente una donna, nei secoli passati, avrebbe potuto aggirarsi nelle strade di notte alla ricerca di eventuali vittime. Eppure anche nel corso della storia si sono registrati casi di efferatissime donne serial killer, ma non a caso si trattava sempre di donne di potere, come la contessa Elisabeth Bathory, che quindi potevano dare ordini e disposizioni per poter soddisfare il proprio bisogno di uccidere. Con l’emancipazione di tutta la società in gran parte del mondo, inevitabilmente la percentuale ha cominciato a crescere portando alla luce la brutale verità che l’omicidio seriale, in realtà, non ha sesso.

CARATTERISTICHE
Come nel caso degli uomini, anche per le donne serial killer è stato approntato uno studio da parte degli specialisti del settore, per identificare i punti che fossero in comune in tutti i casi conosciuti di omicidi seriali al femminile. I risultati hanno permesso di delineare così alcune caratteristiche peculiari. Ad esempio, come nel serial killer tipico, e questa è forse l’unico punto che hanno in comune, anche le donne denotano nella prima infanzia una spiccata attitudine a compiere atti di violenza verso gli animali domestici, principalmente gatti (forse perchè maggiormente controllabili rispetto ai cani). Una curiosità che si è notata nei casi in cui queste violenze erano presenti nel passato, è che il metodo utilizzato per uccidere gli animali poi diventava lo stesso per uccidere anche i propri simili.

Man mano che cresce, la donna serial killer, sviluppa una grossa paura del buio, che le farà vivere sentimenti di angoscia legati al timore di essere abbandonata. Per questo motivo soffre frequentamente di incubi notturni nell’infanzia, in cui le scene più frequenti sono relative a violenze subite. Questo la porterà a cercare di evitare il sonno, portando squilibri nel ciclo sonno-veglia. Le tappe della crescita sono decisamente più veloce delle sue coetanee. La statistica conferma che intorno ai 12 anni sono inclini a commettere piccoli ma frequenti abusi sessuali verso bambine più piccole. A 13 anni hanno il primo rapporto sessuale completo, quasi sempre con uomini adulti, che danno loro un senso di protezione e realizzazione. Infine a 18 anni conoscono la prima gravidanza, che quasi sempre portano a termine, ma senza poi curarsi dei loro piccoli, che sono solite lasciare alle cure dei familiari o di orfanotrofi.

Il periodo di maggior scompiglio emotivo è però decisamente l’adolescenza. E’ frequente un vero odio per la scuola e tutto ciò che significa disciplina. Tende a scappare di casa quasi sempre, e durante le fughe si lascia andare ad esperienze trasgressive di vario genere, abusando di alcool, droghe e praticando sesso indifferentemente con uomini e donne. Non è raro che commetta piccoli furti di denaro o trafughi oggetti dai centri commerciali.

Inoltre tende a scrivere molto, ed è facile trovare nella sua stanza un diario segreto in cui annoterà tutti i suoi incubi e le scene di violenza che vive continuamente nei suoi pensieri.

DIFFERENZE DONNA-UOMO SERIAL KILLER
Importante elencare tutte le differenze che esistono tra gli assassini seriali dei due diversi sessi per capire quanto profondamente diversa sia la loro natura, ed il motivo stesso per cui la donna serial killer costituisce una categoria a se stante. Si può forse affermare che, a parte la già citata passione malsana in comune di maltrattare gli animali nell’infanzia, il resto è completamente differente, dal tipo di armi utilizzate alla tipologia di vittime fino allo sviluppo della sessualità.

  • TEMPISTICA: Prima profonda differenza tra il binomio uomo-donna serial killer sta innanzitutto nei tempi. La donna comincia ad uccidere quando ha un’età tra i 30 ed i 40 anni, quindi circa un decennio più tardi del suo “collega” maschile, che invece comincia a colpire solitamente tra i 20 ed i 30 anni. A differenza del maschio però la sua “vita criminale” è lunga il doppio, con un tempo medio di attività che si aggira intorno agli 8 anni prima di essere arrestata. Per l’uomo la media è di 4 anni dal primo omicidio invece.
  • MOTIVAZIONI: alla base dell’omicidio seriale al femminile non c’è una pulsione sessuale distorta, non c’è una perversione latente che esplode, come avviene nella stragrande maggioranza dei casi di omicidi seriali maschili, perchè di fatto la donna non uccide praticamente mai per libidine o per dominare sessualmente la vittima. Le motivazioni prettamente riscontrate nella donna serial killer sono quasi sempre il profitto, seguito da diversi disordini psicologici quali possono essere il complesso di Medea (tendenza della madre a desiderare e/o causare la morte dei figli) o come nel caso degli angeli della morte, le infermiere che provano un piacere irrefrenabile a dare la morte ai pazienti.
  • METODI E ARMI: Per le motivazioni sopra citate, l’assassina seriale utilizza armi e metodi profondamente diversi da quelli utilizzati da un uomo serial killer. Mancando la pulsione sessuale alla base dell’omicidio, manca anche la necessità di un contatto con la vittima stessa che nell’uomo è fondamentale. Per cui se questo preferirà, nella stragrande maggioranza dei casi, uccidere con le proprie mani (tramite strangolamento ad es.), la donna nel 65% dei casi utilizza il veleno che sa usare con diabolica perizia, tanto da riuscire spesso ad indurre sintomi riconducibili a malattie comuni e che quindi le permettono di evitare di essere scoperte per più tempo. Soltanto il 13% uccide per soffocamento (come nel caso di neonati, solitamente uccisi con un cuscino sul viso, cosa che simula la sindrome da morte improvvisa infantile, abbastanza comune nel primo anno di vita) ed il 12% con arma da fuoco. La mancanza di un movente sessuale inoltre, comporta anche l’assenza del cosiddetto “overkilling”, ossia l’accanimento sulle vittime anche dopo la morte, rituale molto frequente tra gli uomini. Se da un lato questo lascia credere che il “gentil sesso” sia più gentile anche in questi casi così estremi, rispetto al corrispettivo maschile così crudele ed efferato, dall’altra parte si fa notare quanto più sadico ed efferato può essere un omicidio in cui si assiste alla morte lenta ed inesorabile di una persona cara, quasi sempre in preda a sofferenze prolungate e lancinanti causate dagli effetti lenti del veleno.
  • VITTIME: Anche nella scelta delle vittime, tra uomo e donna serial killer c’è una profonda diversità di orientamento. Mentre l’uomo si orienta verso persone sconosciute, spesso di categorie già a rischio, la donna sceglie le sue vittime tra le persone conosciute, quasi sempre del suo stesso ambito familiare (mariti, compagni, figli). Ulteriore caratteristica è che le vittime vengono individuate ed uccise “sul posto”, non si assiste cioè ad alcuna mobilità nel territorio da parte del serial killer donna, cosa che invece avviene per l’uomo.