Perugia, l’ex guardia carceraria di Amanda Knox, davanti al giudice per violenza sessuale

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Raffaele Argirò
Raffaele Argirò

Comparirà martedì mattina davanti al giudice Lidia Brutti, l’ex vicecomandante della polizia penitenziaria di Perugia, Raffaele Argirò, accusato di violenza sessuale con l’aggravante di aver agito su persona sottoposta a limitazioni della libertà personale e di concussione da un’ex detenuta del carcere perugino di Capanne.

Di lui, che si è sempre detto innocente, aveva parlato anche Amanda Knox, all’indomani dell’assoluzione di secondo grado.

La vigilessa «Era fissato col sesso e voleva sapere con chi avesse avuto rapporti la giovane americana e cosa le piacesse fare sotto le lenzuola» aveva scritto il tabloid inglese Sun riportando passaggi dei diari dell’americana accusata di aver ucciso la coinquilina inglese Meredith Kercher insieme all’ex fidanzato Raffaele Sollecito.  «Di notte – aveva detto Amanda – mi convocava al terzo piano in un ufficio vuoto, per una chiacchierata. Quando gli ripetevo che dell’omicidio di Meredith Kercher non ne sapevo nulla cercava di parlarmi di lei o di portarmi verso l’argomento sesso». Argirò, che faceva sempre parte della scorta della Knox per le udienze di Perugia, annunciò che avrebbe valutato se denunciare la giovane per queste frasi che nell’ottobre del 2011 bollò come menzognere.

La denuncia Adesso però, davanti al giudice ci è finito per la denuncia di una ex detenuta del carcere perugino, che ha detto di aver trovato la forza di raccontare tutto proprio dopo aver sentito le parole di Amanda Knox. Si tratta di una vigilessa di Milano detenuta a Capanne tra dicembre 2006 e gennaio 2007. La donna denuncia i fatti con anni di ritardo: «Nel 2011 erano usciti articoli su alcune rivelazioni fatte da Amanda Knox – aveva raccontato – la quale però non ha mai detto di aver avuto rapporti sessuali con lui. Così mi sono incavolata, ho pensato ‘Cavolo non è possibile, lo devo denunciare, adesso c’è un’altra persona che ha parlato…»

L’accusa Secondo la ricostruzione dell’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Massimo Casucci, l’ex guardia Raffaele Argirò, «nell’assenza temporanea del personale penitenziario in servizio presso il primo piano della sezione detentiva  e facendosi in plurime occasioni aprire il cancello della cella, costringeva o comunque induceva la stessa – in stato di soggezione psicologica derivante dallo stato di depressione sofferto a seguito della carcerazione, dall’assunzione di psicofarmaci in dosi rilevanti e anche superiori a quanto prescritto, e dal ruolo rivestito dall’Argirò, che l’aveva indotta a ritenere che un suo rifiuto avrebbe potuto determinare effetti pregiudizievoli sulla sua condizione di indagata in stato di detenzione e di madre di una bambina di sette anni –  a compiere atti sessuali anche ripetendole spesso che “si doveva comportare bene”».

I reati Il capo d’imputazione ripercorre quanto, secondo quanto sostenuto dalla donna, sarebbe accaduto in neanche un mese: «in una prima occasione, palpandole repentinamente il fondoschiena stringendola a sé e baciandola. In una seconda occasione, palpandole il seno, mettendole una mano tra le cosce e poi abbassandole i pantaloni e gli slip masturbandola violentemente. Ripetendo tali condotte per vari giorni, fino a entrare nella cella, spingendola di schiena contro il muro, abbassandole i pantaloni della tuta e penetrandola fino al raggiungimento del piacere sessuale. Reiterando tali rapporti completi nei giorni successivi».

La difesa Lui invece ha sempre detto di «non averla mai sfiorata  neanche con un dito. A me – aveva spiegato Argirò difeso dagli avvocati Daniela Paccoi e Guido Rondoni-, come agli altri agenti uomini, non è permesso entrare nel braccio in cui sono detenute le donne, senza essere accompagnati da una collega di sesso femminile».

Le indagini integrative Argirò, dopo la chiusura delle indagini ha chiesto di essere interrogato dal pubblico ministero Massimo Casucci. Ma le sue parole non avevano  portato il magistrato a virare verso un’archiviazione. In vista dell’udienza preliminare invece la procura ha anche depositato delle indagini integrative sulla situazione finanziaria e patrimoniale della persona offesa, proprio nell’ottica di prevenire un sicuro attacco che la difesa potrebbe sferrare, e che in parte aveva tirato fuori in sede di incidente probatorio parlando del bisogno di denaro della donna.

In aula? Molto probabilmente la difesa dell’ex vicedomandante della casa circondariale di Capanne, Perugia, non avanzerà alcuna richiesta di rito alternativo, e verosimilmente si potrebbe andare velocemente in dibattimento. Raffaele Argirò, che per oltre trent’anni ha varcato le soglie del tribunale di Perugia come scorta dei detenuti, potrebbe essere presente in udienza martedì mattina. Questa volta nelle vesti di imputato.