Pamela Mastropietro, 3 i nigeriani fermati: “L’indagine è chiusa”

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Sale a tre il numero dei nigeriani fermati per la morte di Pamela Mastropietro, la giovane romana smembrata, i cui resti sono stati ritrovati in due trolley nelle campagne di Pollenza (Macerata).

Oltre a Innocent Oseghale, già arrestato, sono stati fermati il 29enne nigeriano bloccato venerdì alla stazione di Milano e Desmond Lucky, già indagato insieme ad Oseghale. In particolare, i reati ipotizzati dalla procura di Macerata sono quelli di omicidio, vilipendio, occultamento di cadavere e concorso in spaccio di stupefacenti.

L’accelerazione dell’inchiesta si è resa necessaria per il fatto che “uno degli indagati si stava velocemente allontanando verso la Lombardia”. Gli inquirenti non ne conoscevano l’identità ma “solo un nomignolo convenzionale”. Con i due fermi eseguiti “riteniamo l’indagine chiusa“, ha detto il procuratore Giovanni Giorgio. I provvedimenti cautelari dovranno poi essere convalidati dal gip. L’inchiesta, ha precisato il magistrato, “coinvolge tre indagati” ed “è chiusa”.

E aggiunge: ci sono “elementi significativamente rilevanti” che la morte di Pamela Mastropietro sia stata causata da un “omicidio volontario” nella relazione preliminare che il medico legale ha inviato alla Procura venerdì sera.

Ora gli inquirenti, con l’ausilio anche di indagini tecniche e informatiche, stanno vagliando movimenti e alibi relativi a quel 30 gennaio, l’ultimo giorno di vita di Pamela che, dopo essersi allontanata il 29 gennaio dalla comunità di recupero Pars di Corridonia, era arrivata a Macerata e aveva contattato Oseghale per procurarsi la droga.

L’ultimo giorno di vita di Pamela. Tutte le ipotesi

Qui la vicenda si fa nebulosa. Nella sua seconda versione, il pusher ha sostenuto di essere salito in casa con la ragazza e Lucky che le avrebbe ceduto una piccola dose di eroina. Quando Pamela è andata in overdose, ha detto Oseghale, lui sarebbe scappato, trovando in seguito nell’abitazione le valigie con il corpo già sezionato.

Desmond sostiene invece di non aver mai spacciato né di essere stato nella mansarda dove i Ris hanno trovato i vestiti di Pamela sporchi di sangue, tracce ematiche in cucina e su un piumone bagnato in balcone, oltre a grossi coltelli da cucina tra cui una mannaia.

La sera stessa Oseghale, che aveva i trolley con sé, ha chiesto a un amico camerunense di accompagnarlo in auto a Pollenza. Il resto sono ipotesi. Pamela potrebbe essere stata stroncata dalla dose d’eroina dopo quattro mesi che non ne assumeva e poi ferita e fatta a pezzi per sviare le tracce. O potrebbe essere stata aggredita e uccisa in una colluttazione in casa.

Ipotesi per ora non suffragate da prove, neanche di tipo scientifico. Anche la seconda autopsia sui resti della ragazza non è stata in grado di accertare le esatte cause del decesso. Gli interrogatori ancora in corso potrebbero fornire elementi utili alle indagini su una vicenda che ha ancora troppe zone d’ombra. Gli accertamenti tecnici, per i quali ci vorranno ancora dei giorni, serviranno in ogni caso a dare alcune certezze.