Omicidio Raffaella Presta, Corte d’appello conferma 30 anni per Francesco Rosi

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Omicidio Raffaella Presta, Corte d’Appello conferma 30 anni per Francesco Rosi. La Corte di Appello di Perugia ha confermato in secondo grado la condanna a 30 anni di carcere per Francesco Rosi, l’ex agente immobiliare reo confesso dell’omicidio della moglie Raffaella Presta, a fucilate il 25 novembre 2015, in via del Bellocchio a Perugia. La sentenza della Corte d’assise d’appello è arrivata intorno alle ore 18, al termine di una lunga giornata di interventi.

Sono state riconosciute le attenuanti generiche, ma sono state reputate meno rilevanti rispetto alle aggravanti dell’omicidio. Così la quota sentenziata in primo grado dal tribunale di Perugia è rimasta intatta. Sono stati ridotti a 350 mila euro – in primo grado erano stati ritenuti congrui 700mila euro – i risarcimenti alla madre e al padre e a 250mila euro – in primo grado erano 400mila – al fratello e sorella dell’avvocata uccisa. Resta invariato il milione e duecentomila euro riconosciuto al figlio.

«Per me il rito abbreviato in questi reati non ci dovrebbe essere, per me merita l’ergastolo, non deve e non può uscire». Così la sorella di Raffaella Presta dopo la lettura del dispositivo. «Siamo sostanzialmente soddisfatti, sono rimasti 30 anni di reclusione e questa era la cosa più importante. Le sentenze si rispettano, valuteremo con il nostro assistito le iniziative più opportune da intraprendere nei prossimi mesi dopo il deposito». E’ quanto hanno detto i difensori di Rosi, Francesco Cappelletti e Fabrizio Massetti.

La giornata è iniziata con l’intervento del procuratore Claudio Cicchella che aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado per Rosi. L’intervento è durato quasi due ore al termine del quale era stata la volta delle parti civili, poi la difesa dell’imputato e lo stesso Francesco Rosi è voluto intervenire in aula per chiedere scusa alle donne, ma non si è rivolto direttamente a nessun familiare di Raffaella Presta.