Omicidio di Lucia Bellucci, si apre domani a Trento il processo a Vittorio Ciccolini

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Lucia Bellucci e Vittorio Ciccolini
Lucia Bellucci e Vittorio Ciccolini

E’ un giorno carico di tensione, emozione, dolore, quello di domani. A Trento, si apre infatti il processo per l’omicidio di Lucia Bellucci, la 31enne pergolese, uccisa dal suo ex fidanzato, l’avvocato veronese Vittorio Ciccolini, con due fendenti al cuore lo scorso 9 agosto a Pinzolo.

Si saprà quindi quale rito verrà ammesso dopo che il gip Francesco Forlenza aveva respinto la richiesta della Procura di giudizio immediato. Ma prima ancora si proseguirà l’incidente probatorio su Ciccolini. Il giudice ascolterà il perito Gabriele Rocca sulla relazione psichiatrica eseguita sull’avvocato veronese.

Relazione dalla quale è emerso come Ciccolini sia capace di intendere e di volere. «E’ una personalità disarmonica con tratti narcisistici e borderline – si legge nell’elaborato dello psichiatra – che non esclude la capacità di intendere e di volere». Intanto però, nella precedente udienza di novembre, il gup Carlo Ancona aveva dato il placet alla costituzione come parti civili dei familiari di Lucia e dell’ex marito, il mobiliere pesarese Paolo Cecchini. Qualche giorno dopo, aveva accolto anche la richiesta dell’associazione veronese contro il femminicidio “Isolina”.

E’ molto probabile che il processo venga celebrato con rito abbreviato, rito premiale che varrà all’imputato, in caso di condanna, lo sconto di un terzo della pena. Si tratta di vedere se, in caso di abbreviato, il difensore di Ciccolini, abbia intenzione di chiedere la forma del “condizionato” o del “secco”. Nel primo caso, chiederà l’eventuale ammissione di altri mezzi di prova, come documenti, testimonianze. Nel secondo, invece, deciderà di far giudicare il suo assistito sulla base delle carte fino ad ora acquisite nel fascicolo del giudice. E sono passati quasi 6 mesi dalla morte della giovane pergolese titolare di un centro di bellezza a Pergola e dirigente da circa qualche anno di una Spa in Trentino.

Qui aveva vissuto la sua storia d’amore con Ciccolini. Storia alla quale Lucia aveva deciso di mettere fine dopo un po’ di tempo. Una fine che l’avvocato veronese non aveva mai accettato. Più volte aveva provato a ricucire con Lucia. In ogni modo. Ma Lucia non aveva voluto sentire ragioni. Per Ceccolini quei no gentili ma decisi erano diventati un’ossessione. Lucia era la sua ossessione. Un pensiero fisso diventato poco alla volta una malattia. Poi quel desiderio di morte. La morte della ragazza, dell’oggetto del suo amore malato, che se lui non poteva più avere, non l’avrebbe dovuta amare nessun altro uomo. Scatta la trappola. Invita Lucia a cena per l’ultima volta. La cena dell’addio. E lì, dopo una serata serena, tenta un estremo e disperato approccio.

Anche quello fallisce. La follia esplode. Prima tenta di strangolarla, poi vibra i fendenti mortali. Lucia non c’è più.