Noemi Durini, autopsia conferma: sepolta viva, morta soffocata dal peso delle pietre

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Noemi Durini è morta “per insufficienza respiratoria acuta conseguente ad asfissia da seppellimento mediante compressione del torace e dell’addome”.

Morte certificata dal medico legale Roberto Vaglio incaricato dalla Procura per i Minorenni di Lecce di redigere la consulenza sulle cause della morte della sedicenne di Specchia. In sostanza l’autopsia conferma l’atroce verità già emersa nei giorni scorsi: Noemi era viva quando il suo assassino l’ha sepolta con delle pietre.

Come si evince dalla consulenza, notificata il 20 febbraio ai legali delle parti, Noemi è morta dopo una lenta agonia. Sul corpo è stato riscontrato anche “un trauma cranico commotivo cagionato dall’azione multipla di corpi contundenti inferti a mani nude e/o pietre ed arma da punta e taglio”. L’esame ha anche evidenziato che il fendente inferto con un coltello da cucina, la cui punta è stata rinvenuta conficcata nella nuca della vittima, non è stato letale, poiché la lama non è entrata nella scatola cranica.

Secondo il medico legale, inoltre, la presenza di tagli sull’avambraccio sinistro della ragazza dimostrerebbero il tentativo di Noemi di difendersi mentre le percosse al capo potrebbero aver prodotto “una commozione cerebrale con uno stato di ottundimento della coscienza complicata da una lesione laringea”.

L’ipotesi avanzata è che l’aggressore l’abbia picchiata, poi ferita e ne avrebbe quindi trascinato il corpo privo di coscienza per circa 5 metri per poi seppellirlo. Il peso delle pietre avrebbe provocato quindi l’asfissia e l’insufficienza respiratoria. Pur non potendo esprimersi in termini di ragionevole certezza sull’ora del decesso, per il tempo trascorso, secondo il medico legale l’epoca della morte può essere collocata alle prime ore del mattino del 3 settembre.

Quello che prima era solo un tragico sospetto, estrapolato dalla confessione del fidanzatino di Noemi, Lucio, è ora una macabra conferma: l’esame autoptico combacia con la prima versione che il giovane, reo confesso, rese ai carabinieri la sera del 13 settembre scorso, giorno in cui fu fermato.

Lucio, all’epoca dei fatti 17enne, aveva poi ritrattato il mese scorso, accusando del delitto un meccanico di Salve, Fausto Nicolì. Noemi scomparve da casa il 3 settembre 2017 da Montesardo, frazione di Alessano (Lecce), e il suo corpo fu ritrovato il successivo 13 settembre sotto un cumulo di pietre nelle campagne di Castrignano del Capo (Lecce).