Massimo Bossetti, lettera dal carcere: “Non ho fede. L’unico rifugio è il sonno”

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“Il carcere, che tu sia innocente o colpevole, è sempre e comunque un inferno”

A scrivere è Massimo Giuseppe Bossetti, il carpentiere di Mapello accusato e in carcere per l’omicidio di Yara Gambirasio.

Io – scrive Bossetti dal carcere in una lettera inviata al quotidiano Il Giornovedo la mia faccia in tv ogni ora di ogni giorno, vedo mia moglie e i miei figli assediati dai giornalisti”.

E cosa posso dire ora ai genitori di Yara? – scrive Bossetti – Nulla!! Perché solo se io fossi il colpevole potrei dirgli qualcosa ma io non li conosco, non so chi fosse Yara, non ho idea di cosa loro pensino. Sono sicuro che la loro sofferenza è grande, ma perché io ci sono finito di mezzo? Cosa c’entro io?

Ora “passo le mie giornate dormendo più di quanto abbia mai dormito in vita mia”. “Non ho alcuna fede al momento – scrive ancora Bossetti – non ne ho nella giustizia, che si è dimostrata ottusa, non ne ho negli uomini, che si sono dimostrati senza cuore, non ne ho nella preghiera, che per ora si è dimostrata inutile”.

E poi conclude: “Ho solo fiducia in me stesso e nella mia assoluta verità”.