Martina uccisa, gli indagati: “Ora dobbiamo accordarci”

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Martina Rossi, secondo testimone, quella sera era felice
Martina Rossi

C’era bisogno di una riunione segreta e immediata. Le cose da dirsi erano talmente «importanti» e «urgenti», da doversi incontrare alle tre di notte. C’erano da confrontare (e per gli inquirenti anche «concordare») le «versioni».

Luca e Alessandro erano appena stati torchiati per tre ore dalla polizia giudiziaria. E anche se si erano messi in marcia tardi da Genova, alle 23, avevano fretta di confrontarsi con Enrico e Federico, rimasti in provincia di Arezzo, che sarebbero stati sentiti il giorno successivo: «Dobbiamo vederci subito, perché è importante».

In questa telefonata, datata 7 febbraio 2012, i magistrati genovesi sono convinti di aver trovato uno degli indizi che svelano il giallo sulla morte di Martina Rossi, studentessa genovese ventenne morta nell’agosto del 2011 dopo un volo dal balcone dell’hotel “Santa Ana” di Palma di Maiorca. Una verità che pure i genitori di alcuni indagati contribuirono forse a nascondere, sebbene non sia chiaro con quanta consapevolezza: «Vai a dormire – dice la mamma di uno di loro – Quando arrivano (per l’incontro segreto, ndr) ti sveglio io».

I protagonisti sono quattro amici toscani che, ne è convinto il pm Biagio Mazzeo, condividono un segreto terribile. Nella loro stanza, dove Martina si trovava prima di morire, a parere dell’accusa si consumò un tentativo di stupro, e la ragazza volò dal sesto piano tentando di fuggire verso il terrazzo confinante.

Per questo, sostiene la Procura, il campioncino di motocross Alessandro Albertoni aveva il collo graffiato, quando la polizia spagnola lo sentì senza troppa convinzione. E sempre per questo la sua versione e quella di chi si trovava in camera con lui e la vittima, Luca Vanneschi – “il Nanni” come lo chiamano nel giro delle discoteche di provincia – zoppica.

Il 7 febbraio del 2012, quando si presentano al palazzo di giustizia genovese, i due amici sono solo dei “testimoni” (oggi sono accusati di tentata violenza sessuale, omicidio colposo, morte come conseguenza di altro reato e omissione di soccorso).