Martina Levato accusa: “Alex responsabile del mio caos mentale”

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Martina Levato è già stata condannata a 14 anni di carcere per l’aggressione con l’acido a Pietro Barbini, sfigurato a Milano il 28 dicembre 2014.

Questo non era il suo processo e avrebbe potuto avvalersi della facoltà di non rispondere, ma Martina Levato ha voluto testimoniare davanti all’amante Alexander Boettcher nel dibattimento a suo carico per le aggressioni con l’acido, e ha continuato a scagionarlo da ogni responsabilità penale. Se lo ha accusato, lo ha fatto solamente nell’ambito del loro rapporto, dicendo che dovrebbe “ammettere le sue responsabilità di coppia che mi hanno portato al caos emotivo e alla commissione dei reati”.

Per il resto, dal punto di vista degli episodi al centro dei procedimenti, la studentessa bocconiana, in carcere da ormai quasi un anno, ha ripetuto ciò che aveva già sostenuto davanti al giudice per l’udienza preliminare nel suo processo con rito abbreviato.

Martina Levato ha ammesso soltanto di aver aggredito Pietro Barbini, sfigurato il 28 dicembre 2014, e di aver tentato di colpire con “del disgorgante” Giuliano Carparelli il 15 novembre 2014. La giovane donna ha ridotto di molto le sue responsabilità in quei due blitz. Allo stesso tempo ha sottolineato il il ruolo del suo unico “complice”, Andrea Magnani, che avrebbe, a detta della ragazza, anche inventato la loro partecipazione all’aggressione ai danni di Stefano Savi, altro giovane sfregiato.

Sulla tentata evirazione di Antonio Margarito, invece, la giovane ha affermato ancora una volta di essersi soltanto “difesa”, perché “ero stato colpita da lui alla fronte”. Ignaro in tutti i casi, comunque, sarebbe stato Boettcher, stando alla versione della ragazza.

All’inizio della testimonianza, la prima di Levato, già condannata a 14 anni per il caso Barbini assieme a Boettcher, la studentessa ha precisato di aver deciso di rispondere “dopo la requisitoria” del 27 novembre nella quale il pm ha chiesto per lei altri 20 anni di carcere. “Perché mi sono resa conto – ha chiarito – che sono stati dati giudizi morali sulla mia persona e perché sono stanca di avere addosso il marchio di appartenere alla cosiddetta coppia diabolica“. Ora si sente, invece, di aver “intrapreso un percorso di consapevolezza sui reati commessi e sul mio ruolo di donna”. Oggi, ha aggiunto, “posso dire che il mio rapporto sbagliato con Alexander mi ha portato a commettere reati. Ero innamorata – ha detto ancora, mentre Alex ascoltava dalla gabbia – e tante cose e tanti errori non li vedevo e ho accettato cose che non accetterei più come donna”.

Il presidente del collegio Elena Bernante ha provato più volte a chiedere in cosa sia consistito esattamente questa sorta di contributo ‘psicologico’ di Alex. Martina lo ha spiegato così: “Il sentimento che provo per lui non è lo stesso di prima, perché vorrei che anche lui ammettesse le sue responsabilità di coppia che mi hanno portato al caos emotivo e alla commissione dei reati”. E ancora: “Non mi ha costretto, lui ha contribuito con i suoi comportamenti a portarmi in una situazione di caos mentale, per il suo egoismo, per il suo concentrarsi su se stesso e sul suo dolore che gli ha impedito di vedere come stavo io, anche la mia sofferenza”. Dolore “per il fatto che aveva scoperto i miei tradimenti”.

Per questo lei, poi, ha voluto “risolvere” andando a colpire i suoi ex che l’avevano trattata come “una sgualdrina, un oggetto sessuale”. In mattinata, però, una testimone, Elena Agostoni, aveva descritto Boettcher come colui che “mi coinvolse in rapporti sessuali a tre con lui e Martina e impose delle regole”. Parlava “di acido e in generale di vendetta – ha aggiunto – e mi disse che Martina doveva andare in carcere per un lungo periodo, perché doveva fare qualcosa di importante per lui”.