Martina Levato: “Aggressioni con acido contro crisi coppia”

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Quei lanci di acido, a detta di Martina Levato, erano anche un modo per “risolvere la crisi di coppia tra me e Alex”.

Non erano soltanto la “soluzione” che lei aveva individuato per accrescere la sua “autostima” e recuperare “la mia dignità di donna” dopo essersi sentita “trattata come un oggetto sessuale”, ma quei lanci di acido, a detta di Martina Levato, erano anche un modo perrisolvere la crisi di coppia tra me e Alex. E’ la nuova giustificazione psicologica portata in aula dalla ormai ex studentessa bocconiana nel secondo capitolo della sua testimonianza davanti ai giudici che stanno processando Alexander Boettcher, accusato di associazione per delinquere per una serie di blitz.

In aula ad ascoltare per la prima volta la versione della ragazza, definita “reticente” dal pm di Milano Marcello Musso, c’era anche Stefano Savi, anche lui come Pietro Barbini sfigurato, secondo l’accusa, dalla cosiddetta coppia diabolica e con la complicità del bancario Andrea Magnani. Martina, in sostanza, ha proseguito nella sua linea: ha ammesso soltanto il blitz contro Barbini del 28 dicembre 2014 e quello fallito ai danni di Giuliano Carparelli del novembre precedente.

E ha scagionato ancora, rispondendo stavolta a domande dirette dei legali di Boettcher, il suo amante. “Non ho mai visto Alex usare acido contro i miei ex fidanzati”, ha detto per poi aggiungere di non aver “mai parlato” con Alex delle sue intenzioni. “Le conosceva solo Magnani – ha sostenuto – anche se non posso escludere che Magnani le abbia riferite ad Alexander”. Magnani, insomma,  è stato dipinto da Levato come il suo vero e unico “complice” che, tra l’altro, “si vantava di aver partecipato a manifestazioni violente anarchiche e parlava di bombe carta e di manomissioni di telecamere”.

Spetterebbe sempre al bancario, secondo Martina, dire ora agli inquirenti “il nome” della persona da cui voleva anche acquistare una pistola per “aiutarmi”. Mentre sul caso Savi la giovane ha escluso la responsabilità di tutti e tre, trovandosi anche un alibi: “Io ero a dormire a casa di Alex, ma non mi ricordo se quella sera ero da sola o con lui. Comunque – ha aggiunto – la mia opinione è che né Magnani né Alex abbiano aggredito Savi”. Come aveva già fatto qualche giorno fa nella prima parte della testimonianza, Martina, detenuta da quasi un anno, ha provato anche a fornire delle motivazioni psicologiche alle sue azioni, tirando in ballo, solo su questo punto, Alexander.

“Lo facevo per me stessa principalmente, ma anche per risolvere la crisi di coppia – ha chiarito – sono stati gesti dimostrativi per la mia autostima e anche nei confronti di Alex per fargli vedere che ero in grado di riconquistare la mia dignità”. E ancora: “Quando ci siamo fidanzati nell’aprile 2014 ci siamo aperti come coppia, lui mi ha detto che era sposato e io gli ho parlato dei miei tradimenti. In quel momento – ha aggiunto – potevamo essere felici, ma lui ha preso i tradimenti come un affronto alla sua virilità ed io ero ad un bivio perché volevo avere una famiglia con lui e non riuscivo ad averla, anche perché la situazione della nostra coppia era invivibile”.

Da qui la decisione di “risolvere” con i blitz. Poco prima aveva testimoniato un amico di Barbini: “Pietro mi ha raccontato – ha detto il teste – che Alexander lo invitava a punire assieme a lui Martina per i peccati della ragazza, a punirla dal punto di vista sessuale con delle orge”. In una pausa dell’udienza il pm, che ha ottenuto già le condanne di Martina e Alex a 14 anni e ne ha chiesti altri 20 per la giovane, ha voluto osservare come “in questo dibattimento è molto interessante la carrellata di testimoni delle elite milanesi”. E Levato, figlia di due insegnanti, è per il pm “la parte sfortunata di queste elite”.