Luigi Simeone e Immacolata Assisi trovati morti: killer era in auto insieme a loro

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Il killer che ha ucciso Luigi Simeone e Immacolata Assisi, i coniugi di Melito i cui corpi sono stati trovati in una scarpata,era in auto con loro.

L’assassino prima ha ucciso l’ex tassista e la moglie, poi si è liberato dei corpi nella discarica. I due coniugi sono stati freddati con 3 colpi di pistola calibro 7,65 ciascuno e l’arma del delitto potrebbe essere nell’ex cava, polizia, specialisti dell’Esercito, vigili del fuoco e speleologi sono al lavoro per trovarla e raccogliere tutte le prove.

Mariano Fellico sul Mattino scrive che il taxi di Luigi era chiuso dall’esterno e che all’interno dell’auto ci sono tracce di sangue. Il killer quindi è entrato in auto, ha ucciso la coppia e poi si è liberato dei corpi:

“Al vaglio degli inquirenti le ultime ore di vita della coppia. Sabato sera, secondo quanto appreso dai poliziotti, marito e moglie avrebbero cenato in un locale della zona della fascia costiera con degli amici e poi sarebbero andati via. E proprio queste persone, tra cui anche dei conoscenti, sono stati interrogati per diverse ore dagli investigatori. Si cercano indizi utili per ricostruire le ultime ore di vita dei due. Ma una cosa è certa: avevano appuntamento con chi li ha uccisi. Da chiarire il movente. Il motivo per cui sono stati assassinati con tanta violenza e forse premeditazione.

Il taxi, la Fiat Multipla bianca, era proprio nell’area interdetta: la recinzione era stata divelta già da tempo. La vettura era stata parcheggiata perfettamente e perfino chiusa a chiave. Nell’auto tracce di sangue. Quindi, secondo gli inquirenti, è possibile che i due coniugi siano stati assassinati nella vettura e poi i corpi gettati nella scarpata. Ma il tutto non quadra: perché non far sparire anche l’auto? Perché l’assassinio è avvenuto in quella traversa dove c’è una cava di pozzolana controllata da guardiani? Chi ha agito, forse, sapeva come muoversi. Conosceva alla perfezione la zona.

Gli inquirenti hanno escluso già dai primi momenti l’ipotesi dell’omicidio-suicidio, come sarebbe stata accantonata anche quella dell’usura: i tasselli del districato puzzle non si incastrano con la vita tranquilla e senza macchie delle due povere vittime. E intanto, nella palazzina di cinque piani di via Colonne i vicini sono rimasti senza parole. Lì vivevano da una decina di anni, da quando hanno acquistato casa. Un appartamento al terzo piano dello stabile. Tutti li hanno definiti come una coppia tranquilla e senza problemi. E a Melito, fino a qualche anno fa, risiedeva la sorella di Immacolata Assisi”.