La scuola italiana è un’istituzione dis-educativa?

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Una news della scuola inclusiva dal profondo nord, riceviamo questa lettera da un’insegnante di sostegno dell’Istituto Comprensivo Statale di Castenedolo:

Forme di vessazioni psicologiche note Mobbing, bossing, stalking, straining et similia.

Le “misure necessarie” cui fanno riferimento le normative collegate da Cass. n. 1307/00 all’obbligo di non recare danno “alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana”, ex art. 41 Cost.

Sono una docente di sostegno, nella scuola secondaria di primo grado di Castenedolo (BS) (con titoli di specializzazione su tutti gli ordini di scuola, primaria, secondaria di primo grado e di secondo grado, viceversa, il quadro, per alcuni colleghi, è completamente differente, i quali ricoprono incarichi da referenti, senza relativi titoli o con titoli parziali….) da 25 anni, insegno con dedizione, vocazione e passione; i miei alunni sono sempre maturati, progrediti, avanzati, sviluppati notevolmente, in alcune situazioni, ho incrementato il QI.

Quest’anno si sono evidenziate molte problematiche, relative alla mia professione, e barriere (non a caso) alle attività didattiche e programmazione dovute all’organizzazione farraginosa, in ultimis dal 30 novembre 2017 un illegittimo blocco del registro online, (ricordo che il registro personale del docente è un atto pubblico) che nonostante vari solleciti di ripristino alla Dirigente Scolastica, si è protratto sino al 21 dicembre 2017 (non ho potuto firmare la mia presenza a scuola e riportare le attività didattiche effettuate).

La scuola, ovviamente, è tenuta ad essere inclusiva, con riferimenti culturali relativi ad uno spazio di convivenza nella democrazia e nella finalità fondamentale di “coltivare l’umanità”.

In un recente studio, l’UNESCO (2012), nel ribadire il ruolo dell’istruzione nella creazione di società più inclusive e giuste, afferma che “… un consenso internazionale converge sull’idea che se vi è un solo fenomeno di esclusione nel sistema scolastico allora non è un sistema di qualità.

L’inclusione scolastica riguarda i principi dell’equità, della giustizia sociale, della democrazia e della partecipazione, e la riduzione dell’insuccesso scolastico e della disuguaglianza è fondamentale non solo per la crescita economica e la competitività, ma anche per diminuire il tasso di povertà e promuovere l’inclusione sociale (Consiglio dell’Unione Europea, 2010).

Pertanto, resta irrisolta la necessità di trovare il modo per superare queste sfide e sviluppare un’ offerta formativa di alta qualità e che risponda a tutti gli studenti.

Le risorse possono essere utilizzate in diversi modi a beneficio di tutti gli alunni, per esempio aumentando il rapporto tra il personale e le classi, migliorando le competenze dei docenti per lo sviluppo professionale e mettendo a disposizione servizi flessibili di consulenza, mentoring e coach scolastici (personalmente, essendo una docente propositiva, ho ideato, redatto, e, mi sono proposta di attivare uno sportello di coach scolastico e mentoring per tutto l’istituto secondario di primo grado di Castenedolo, inoltre, mi sono candidata, per il progetto, in circa trenta scuole del Bresciano).

Nell’I.C.S. di Castenedolo (BS) vi è un palese habitus, da parte di alcuni “colleghi” (almeno per quanto ho potuto riscontrare personalmente, inoltre, anche in mia assenza, ad oltranza, da parte di alcuni “colleghi”) inclini e propensi alla divulgazione di culture e politiche di esclusione, allontanamento, estromissione, con costrutti e condizionamenti deleteri per la mia immagine.

Con la presente esprimo la mia volontà di comunicarvi formalmente, una serie di casi di (espressioni a contenuto minaccioso e condotte lesive realizzate mediante l’offesa della reputazione e della professionalità) avvenuti sul luogo di lavoro (Istituto Comprensivo Statale di Castenedolo (BS), che sono stati perpetrati in modo sistematico nei confronti della mia persona da parte dei “colleghi”, e, inoltre, (la bibliotecaria o la persona che tiene un percorso per gli alunni in biblioteca) per i fatti più gravi, ancora, per condotte lesive, “colleghi”, una serie di fatti così gravi, avvenuti in presenza dell’utenza, (e si tratta di fatti avvenuti in mia presenza, inoltre, in mia assenza, da parte del personale della scuola, in genere….), al fine di creare diniego nei miei riguardi e della mia famiglia, tali da prefigurare un’ipotesi di mobbing.

Frasi ripetute e straripetute, dette da alcuni “colleghi” agli utenti in mia presenza nell’Istituto Comprensivo Statale di Castenedolo (BS), inoltre, e, cosa ben più grave, per molti “colleghi” Il tutto è proseguito in modalità subdola, nonostante un esposto alla Questura di Brescia in data 20 dicembre 2017 seguito dalla denuncia in data 15 aprile 2018 sulla questione mobbing.

Nelle frasi a seguire utilizzo il termine “compito” per non utilizzare il termine ben più grave “istigare”da eseguire nei confronti della sottoscritta prof. di sostegno e famiglia

Prof. S. G.

  • Date una spinta (come “compito” da eseguire agli alunni) alla mamma (della prof.ssa di sostegno ), così finisce in una sedia a rotelle, in modo che (la prof.ssa di sostegno) non vada più all’OVS ma paghi una badante alla madre.
  • (“Compito” da eseguire agli alunni) pagate anche solo 10 euro ai colleghi del fratello (della prof.ssa di sostegno) per mettergli le gocce nell’acqua e fargli fare un incidente.
  • (La prof.ssa di sostegno) è in stato confusionale (e dire che improvviso attività didattiche in estemporanee, non avendo in dotazione né i libri di testo che i “colleghi” non mi fanno avere, né conoscendo l’argomento qualche giorno prima)
  • La parola (della prof.ssa di sostegno) non vale niente, perché è stata in manicomio
  • La prof.ssa di sostegno deve finire in manicomio e rimanere disoccupata.
  • Avvicinandomi ogni volta per farmi “comunicazioni di sevizio” parlandomi all’orecchio si inventava dicendo ad alta voce che “volevo dargli un pugno”

Idem prof.ssa P.S. come modalità del prof. S.G. tranne l’ultimo punto e aggiungendo che la madre (della prof.ssa di sostegno) è incapace di intendere e di volere (bisogna evidenziare che i prof. dell’Istituto Comprensivo Statale di Castenedolo (BS) non conoscono per niente mia mamma, quando poi, da strumenti diagnostici si è evidenziato che ha un cervello più giovane della sua età e io aggiungo per le tante connessioni neuronali anche molto intelligente).

Prof.ssa F. E.

  • (“Compito”da eseguire agli alunni) se la prof.ssa (di sostegno) è la Croata datele una spinta e buttatela giù dalle scale.

Prof.ssa T. T. L.

  • La mamma (della prof.ssa di sostegno) è incapace di intendere e di volere. Inventava storie fantasiose su “coltello ngann” (riferite alla sottoscritta) e le rimarcava in modo ridondante con gli utenti.

-Prof.ssa R. E., come il primo punto della prof.ssa T. T. L., e, inoltre mi ha chiamata “puttana” in presenza dell’utenza, in classe.

  • ssa T. A., come primo punto delle prof.sse T. T. L. e R.; inoltre codesta insegnante “non sa parlare, in quanto non scandisce bene le parole oltre a cambiare i suoni alle parole” cambia le parole che dico attraverso le “assonanze, contaminando un po’ tutti, in modo, molto deleterio per la sottoscritta, mettendomi nella condizione di perdere la “libertà di parola” visto che con lo strumento linguaggio ci lavoro.

Colei che ha tenuto un corso in biblioteca:

  • (Agli utenti) “la prof.ssa di sostegno deve finire su una sedia a rotelle (quindi, agli utenti di darmi una spinta) perché è stanca di camminare a piedi.
  • Inoltre faceva i sondaggi, chiedendo agli utenti ad uno ad uno “vuoi che (la prof.ssa di sostegno) finisca in manicomio?

Prof. B. G., affermazione diretta, di procedimenti illegittimi nei riguardi della sottoscritta (sicuramente conoscendo lo stile dei colleghi divulgata, inoltre, all’utenza, oltre, a giudizi lesivi del prestigio e della moralità).

Tale ipotesi di mobbing, effettuando una retrospezione, si può configurare nei provvedimenti eccessivi nei miei riguardi, nel 2004 da parte dell’allora Dirigente scolastica C. G. della scuola media di Manerbio (BS), solo per averle inviato due lettere sui BES (bisogni educativi speciali) con una normativa a riguardo, non ancora definita, e, per aver dimostrato il mio dissenso verso i colleghi refrattari, sulla tematica, non entrando in classe per qualche giorno pur rimanendo a scuola in orario di servizio. Essendo un’insegnante di sostegno, il mio lavoro prevede flessibilità, che a mio avviso può includere anche queste modalità di servizio, senza passare per una visionaria. (Oggigiorno per i BES è in vigore una normativa rigorosa e prevede che tutti i docenti vi si attengano).

Dopo questa digressione, ritorno al discorso attuale di mobbing, asserendo che, tale situazione ha determinato nel corso del tempo (da settembre 2017 circa, inoltre, alcuni “colleghi” tuttora fomentano, con tutti gli strascichi che ovviamente sono conseguiti, inoltre, alla divulgazione sul territorio) un peggioramento, nonché un degrado all’interno del luogo di lavoro e, ha in aggiunta, compromesso la mia professionalità e la mia dignità.

Ho per di più richiesto, un’ispezione da parte del Miur, (e, vista l’alleanza e la coalizzazione evidente del personale, ho suggerito di sondare con l’utenza) senza alcun esito, (i quali hanno trasmesso per seguito di competenza all’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, dove la pratica è stata archiviata, per eccessiva genericità e mancanza di prove a supporto). Inoltre, ho informato il Ministro della pubblica istruzione e il NEV (Nucleo esterno di valutazione). Quindi, ho rimandato la stessa richiesta all’ Ufficio scolastico provinciale di Brescia, senza alcun esito.

Ho invitato a intervenire, (sondando con l’utenza, cosa declinata, dribblata o condizionata), affinché, tutte queste azioni a mio danno vengano fatte cessare immediatamente per garantire un assoluto e rigoroso rispetto delle norme giuridiche, etiche e della dignità personale e professionale, sui luoghi di lavoro.

Gli episodi messi in rilievo, sono stati silenziosamente sostenuti da tante persone.

Non dicono niente, quindi, li approvano.

Bisogna impedire che ci sia ancora chi soffia sul fuoco, “fomentando”.

Con i giovani è più facile, perché sono come pagine bianche di un libro da scrivere.

Personalmente non conosco le radici di tali “comportamenti”.

Certo questo è il principio darwiniano.

Al fine di proteggere la sottoscritta sia personalmente che nelle sue proiezioni sociali e professionali, mi piacerebbe dipingere per l’ I.C.S. di Castenedolo “la pace perpetua” di Kant.

Avendo presentato un esposto e una denuncia alla Questura di Brescia, sulla questione mobbing a scuola, comunico che non è stato risolutivo, visto il quadro che permane (attualmente in modalità subdola e con espressioni dirette, con condotte di disvalore personale e denigratorie, contenenti gravi accuse lesive del prestigio e della moralità), con tutti gli strascichi che ovviamente conseguono, inoltre, alla divulgazione sul territorio) causando un peggioramento, nonché un degrado all’interno del luogo di lavoro e, ha in aggiunta, compromesso la mia professionalità e la mia dignità.

La Dirigente scolastica alla quale la Questura di Brescia ha delegato il mandato al rispetto delle regole di correttezza ed etica professionale, tale da evitare iniziative organizzative contrarie alle norme contrattuali e di legge e per prevenire l’insorgere di situazioni riconducibili all’interno della scuola dei fenomeni di “mobbing”. La stessa Dirigente scolastica personalmente in un recentissimo Collegio Docenti ha dichiarato che l’iter sarebbe continuato a prescindere…….

LA SCUOLA ITALIANA E’ UN’ISTITUZIONE DIS-EDUCATIVA?

Alcune domande … per riflettere

Ogni istituzione, al di là delle funzioni specifiche che deve assolvere, plasma un’etica pubblica. Istituzioni efficaci ed efficienti oltre a soddisfare i bisogni dei cittadini, favoriscono l’aggregazione sociale ed il civismo. Al contrario istituzioni inefficaci e inefficienti, non solo non garantiscono alcuni basilari diritti, ma alimentano il cinismo, la diffidenza, la slealtà nei confronti delle istituzioni e l’indisponibilità a riconoscersi corresponsabili dell’attuazione di valori comuni.

Le istituzioni mal funzionanti producono dunque dis-valori e finiscono per ostacolare la consapevolezza di un comune destino e l’obbligazione morale verso la comunità nazionale.

Posta in questi termini la questione delle responsabilità dell’istituzione scuola cambia prospettiva, ed è chiamata a fare i conti con il fatto che tra i giovani, per il concorso di una pluralità di cause remote e recenti, vige oggi una sorta di “analfabetismo istituzionale”, associato a un modello culturale fatto di diffidenza per le istituzioni democratiche e di sfiducia verso gli altri.

Rispetto a questo stato delle cose la scuola non rappresenta un antidoto, anzi, perchè accanto alla sua pedagogia esplicita non sa sviluppare quell’educazioneimplicita, che si attua nella pratica quotidiana e nelle sue regole, troppo spesso ignorate o violate.

C’è molto da fare per lo studio approfondito dell’educazione implicita .

L’esercizio che propongo non ha finalità scientifiche o pretese di fondare una nuova pedagogia, ma è un invito a guardare “da lontano”, con sguardo quasi etnologico l’ambiente in cui lavoriamo, e in cui vivono milioni di giovani futuri cittadini.

Sono microanalisi che sfuggono agli sguardi distratti di molte persone, compresi i politici e i sindacalisti, tutti impegnati nella GRANDI riforme

E, dire che l’assessore alla pubblica istruzione, cultura e biblioteca di Castenedolo (BS) T.E. ha stanziato quasi 850 mila euro per il “diritto allo studio” affermando “crediamo che l’istruzione sia un elemento molto importante per la comunità” (pubblicato su internet con data 28 ottobre 2016).

Probabilmente ci vuole un grande talento per sapere come spendere i soldi!!!!!!!

Che considerazione per una istituzione che dovrebbe educare con l’esempio e il rispetto delle regole?

L’insegnante di sostegno dell’ICS di Castenedolo (BS)

Istituto Comprensivo Statale di Castenedolo (BS)
Istituto Comprensivo Statale di Castenedolo (BS)