Federica Giacomini uccisa, la famiglia contro lo Stato

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Il duro affondo dei legali: «Mossoni era una minaccia ma è stato lasciato libero di tornare ad ammazzare»

Franco Mossoni era in grado di intendere, e parzialmente anche di volere, quando un anno fa ha ucciso la sua fidanzata Federica Giacomini, ex pornostar di Desenzano prima di infilarne il cadavere in una scatola che gettò in fondo al lago di Garda, davanti a Castelletto di Brenzone.

Lo ha stabilito il perito del tribunale, Maurizio Baciga, incaricato dal giudice di Verona Rita Caccamo di stabilire lo stato di salute psichica dell’operaio camuno 55 anni, da mesi ricoverato nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia su ordine del giudice di Vicenza Stefano Furlani, che aveva accolto la richiesta del pubblico ministero Silvia Golin, prima che le indagini venissero trasmesse a Verona.

Lo psichiatra è giunto alle stesse conclusioni del consulente della famiglia della vittima, il professor Giorgio Rizzato, ritenendo anche che Mossoni sia molto pericoloso socialmente. Questo significa che il 55enne può essere processato per omicidio e occultamento di cadavere. Ma anche che l’operaio di Malegno, già condannato per l’assassinio di un presunto rivale in amore avvenuto trent’anni fa a Breno, ricoverato in una struttura psichiatrica e poi rimesso in libertà perchè ritenuto guarito, è rimasto una minaccia per la società. Una circostanza che ha spinto gli avvocati Paolo Mele senior e Luca Tessarolo, che assistono i genitori della 43enne ad annunciare una causa contro lo Stato.

Gli esperti hanno sottolineato come Mossoni si sia comportato da «folle» in diverse circostanze, come quanto vestito da Rambo minacciò una guardia giurata dell’ospedale di Vicenza, dove viveva, nel febbraio scorso; o quando chiese un incontro per costituirsi a parco Querini al vicequestore Michele Marchese, che comanda la squadra mobile di Vicenza che lo ha arrestato e, con la seconda sezione dell’ispettore superiore Roberto Minervini, ha scoperto il cadavere. Comportamenti certo non equilibrati, ma all’esito della perizia Mossoni è imputabile. Mossoni – difeso dall’avvocato camuno Gerardo Milani – è l’unico indagati per la morte di Federica, che era scomparsa nel nulla nel gennaio di un anno fa. Il caso si era aperto dopo il blitz in ospedale e la cattura di Mossoni da parte della polizia il 16 febbraio.

Gli inquirenti infatti, al termine degli accertamenti, arrivarono a capire che l’uomo divideva, proprio di fronte all’ospedale berico, un appartamento con Federica Giacomini (alias Ginevra Hollander, attrice hard) di cui i genitori avevano denunciato la scomparsa da Desenzano. Da qui l’avvio delle indagini che avevano portato al ritrovamento del cadavere.

Il delitto si sarebbe consumato nella casa di Mossoni a Corrubbio di Negarine a San Pietro in Cariano. Il movente del delitto, invece, non è mai stato chiarito dagli inquirenti ma potrebbe emergere eventualmente davanti al giudice, se Mossoni deciderà di collaborare con gli inquirenti. Quello che è certo è che difficilmente uscirà dall’ospedale psichiatrico, vista la sua pericolosità. «Che doveva essere accertata in passato, e non consentirgli di tornare libero e di tornare a uccidere» afferma l’avvocato Mele.