Coppia di cannibali abbordava le vittime online. “Facevano anche torte di carne umana rivendute ai ristoranti”

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Dettagli inquietanti sui coniugi sospettati di aver ucciso e mangiato 30 persone.

Compravano sempre solo da bere, quasi mai da mangiare. Lei, Natalia, infermiera 42enne cambiata dopo aver sposato quell’uomo, entrava nel piccolo negozio di alimentari vicino alla base dell’Aeronautica militare dove viveva con il marito Dmitry sbraitando e imprecando, chiedendo “tanta vodka, qualche volta sottaceti, diceva che erano per gli allievi” sostiene il titolare del negozio ai giornali locali. Il marito era taciturno, a volte portava una borsa a tracolla che “puzzava”, ma c’era sempre una scusa per giustificarla.

Natalia

Poi, dice il negoziante, in quegli anni di quotidianità in cui nessuno sospettava nulla, avvenivano cose strane: in un palazzone abbandonato lì davanti alla caserma si vedevano entrare persone che non uscivano più, c’erano tracce di sangue e una volta l’uomo dice di aver trovato i resti di una mano “ma pensavo fosse un manichino“.

Dettagli, tanti, sempre più inquietanti, quelli che escono dalla storia d’orrore dei “cannibali di Krasnodar“, la coppia di coniugi – al momento ufficialmente sospettata di due omicidi – che avrebbero ucciso e mangiato oltre 30 persone dal 1999 ad oggi. I due sono detenuti, hanno ammesso parte degli omicidi e ora ci vorrà un mese di indagini, esami del Dna, psicologi assoldati “per farli parlare” prima di scoprire come sia realmente andata questo horror nella realtà.

Emerge – anche se tutte le informazioni diffuse dai media locali devono trovare riscontro – che ad esempio parte della carne trovata congelata e sotto sale nel frigo della coppia, sarebbe stata data da mangiare agli allievi dell’accademia. Lei, scrivono sempre i giornali locali, avrebbe perfino fatto delle “torte di carne”, piatto usuale in quella zona, rivendute in ristorantini o negozi per arrotondare. Carne umana, s’intende.

Le autorità di Krasnodar si sono affrettate a negare questo dettaglio ma non ci sono nemmeno prove del contrario. Lei davvero, secondo i vicini, faceva torte: avevano sempre bisogno di soldi. Che Dmitry Baksheev fosse al verde lo ha raccontato anche suo padre, sconvolto dalla vicenda per quel figlio che aveva sempre dato segnali di disturbo. Come quando a scuola lanciò una penna dalla finestra e si gettò fuori anche lui per seguirla in volo, procurandosi lesioni. O come quando abbandonò la sua stanza dove era cresciuto dandogli fuoco. “Veniva continuamente licenziato” ha detto il padre a chi chiedeva di tracciare un profilo del figlio, “e io ho dovuto spegnere il telefono per non rispondere più alle banche che chiedevano di lui“.

In attesa di scoprire come sia stato possibile che in tutti questi anni di vittime e sparizioni nessuno si sia accorto di nulla, un altro terribile dettaglio emerge su come i due cannibali avessero abbordato le loro vittime: attraverso sistemi di dating online, chat, appuntamenti virtuali trasformati in reale. Invitavano le vittime lì da loro e poi, come testimoniano le foto trovate sul telefonino perso per strada da lui, le uccidevano mangiandone parti del corpo (le immagini di lui con teste umane o arti in bocca ormai circolano sul web) o tagliandole per metterle in surgelatore.

Prima di far fuori le persone, le intontivano con tranquillanti, Corvalol o alcol. Di quelle vittime, oggi, sono stati ritrovati oltre 19 campioni di pelle umana oltre che vasetti contenenti altri resti.

La coppia di cannibali con uno dei loro ‘manicaretti’