Antonio Tagliata, uccise genitori fidanzata: “Il padre urlava come una gallinella”

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Urlava come una gallinella”.

Così Antonio Tagliata, il giovane condannato a 20 anni per aver ucciso insieme alla fidanzatina, all’epoca minorenne, i genitori di lei, raccontava ridendo alla madre il delitto appena compiuto. Le urla che lo facevano ridere erano quelle del maresciallo dell’aeronautica, Fabio Giacconi, il papà, dopo che la moglie, Roberta Pierini, era stata freddata da Tagliata con due proiettili. L’uomo tentò di scappare ma fu raggiunto alle spalle dal fidanzato killer della figlia che gli sparò tre colpi, uno dei quali alla nuca. Giacconi morì dopo una lenta agonia in ospedale.

La tragedia si consumò il 7 novembre 2015 ad Ancona, in casa Giacconi. Per il gup Paola Moscaroli che ha inflitto a Tagliata 20 anni di carcere con rito abbreviato, fu un massacro premeditato. Lo provano le lettere che preannunciavano il duplice omicidio, le telefonate di addio alle nonne, i capelli rasati prima del blitz, la pistola Beretta calibro 9×21 cercata un mese prima e studiata con un video-tutorial su YouTube.

Il giovane, ha stabilito il giudice, diversamente da quanto riscontrato dal perito Vittorio Melega, non era affetto da vizio parziale di mente quando sparò contro i genitori 49enni dell’allora fidanzatina, preoccupati soprattutto per i rapporti dei ragazzi con la famiglia di lui a causa dei trascorsi giudiziari del padre di Antonio.

Tagliata diede appuntamento alla ragazza sotto casa dei genitori di lei e si presentò con la pistola. Lei dirà poi di aver pensato che fosse un’arma giocattolo. Salirono insieme nell’appartamento verso le 13:30 e, dopo una breve lite, Antonio fece fuoco. La molla che avrebbe innescato l’azione omicida, sarebbe stata l’intenzione del ragazzo di proteggere la sua famiglia da eventuali azioni civili dei suoceri.

La madre morì subito; Giacconi, sottufficiale dell’Aeronautica, spirò dopo un mese d’agonia in ospedale. Il 19enne raccontò che la fidanzatina lo incitava, gridando “Spara, spara”. Lei, condannata per complicità a 18 anni di carcere dal gup dei minori in abbreviato, ha sempre negato e sostiene di essere estranea al massacro.

Fatto sta che i due scapparono insieme in autobus a Falconara ma poi si consegnarono ai carabinieri. Da allora sono in carcere: Antonio a Castrogno (Teramo), lei nell’istituto di pena minorile di Nisida (Napoli). Malgrado la premeditazione, gli sono state concesse le attenuanti generiche (giovane età e costituzione) che hanno escluso l’ergastolo, compensandosi con le aggravanti (anche il rapporto di discendenza delle vittime con la complice).

Dai 24 anni di partenza, aumentati di sei per la continuazione (porto d’arma e ricettazione), la pena è scesa a 20 per lo sconto previsto dal rito.