Andrea Loris, il papà: “Gli presi go-kart, ha fatto un solo giro. L’ha ucciso Veronica? Non so…”

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Veronica Panarello era una madre perfetta, non so se l’ha ucciso”.

Davide Stival, il papà del piccolo Andrea Loris ucciso lo scorso 29 novembre, non sa più a chi credere. La moglie Veronica lo ha ucciso? Lui non lo sa. Ma i ricordi sono tanti e si affollano, come per quel go-kart: “Glielo avevo regalato, ha fatto in tempo a farci solo un giro”, dice trattenendo a stento le lacrime.

Davide ora è diviso tra la sua Veronica, madre che “a me e ai bimbi non ha mi fatto mancare niente”, e quelle immagini mostrate dagli inquirenti: “La macchina del video è la sua, non so cosa pensare”.

Il Corriere della Sera ha intervistato Davide Stival, che al giornalista racconta:

“«Non lo so più a chi credere, a cosa credere. Quella mattina stessa del 29 novembre, o forse la sera prima, Veronica aveva voluto premiare Lorys, capito?, pre-mia-re, per il 10 preso in storia. Così gli aveva dato 2 euro per comprarsi una carta del Dragon Ball. Sapete, le figurine? Era arrivato a 99, quella sarebbe stata la sua centesima carta da collezione»”.

Alla domanda “Veronica ha ucciso suo figlio?”, Davide non sa rispondere:

“«Non lo so. Io devo credere a quello che mi dicono gli inquirenti. Se non credessi a questo sarei già andato in carcere a trovarla. Però è come se stessimo parlando di un’altra persona, è questa la verità. Perché Lorys, noi due, l’abbiamo voluto con tutte le nostre forze, non è vero che nacque per caso, anzi decidemmo di metterlo al mondo proprio per andare a vivere insieme definitivamente e poiché lei era minorenne, all’epoca, andammo perfino davanti al giudice dei minori, a Catania, a cercare la garanzia che poi non ce lo togliessero, che non venisse affidato ai nonni, ma restasse con noi. E l’ottenemmo»”.

I veleni di questa storia, le chiacchiere di Santa Croce Camerina, i sussurri sui presunti tradimenti di sua moglie, addirittura della sua pazzia: Veronica le aveva mai parlato dei suoi problemi psichiatrici, dei due tentativi di suicidio?

“«No. Solo una volta mi disse che da piccola i suoi volevano portarla dallo psicologo ma lei si rifiutò. Per il resto, però, in questi dieci anni di vita assieme, mai una stranezza. E guai assolutamente a chi le toccava Lorys. Se capitava che io lo rimproverassi, che accennassi soltanto a dargli uno schiaffo, lei prendeva subito le sue difese. Era il cocco di mamma: dopo il telefonino, gli regalò anche il tablet e io le dicevo: Veronica, ma Lorys ha bisogno anche del tablet a 8 anni? Eppoi era bravissima in casa: a noi tutti, a me e ai due bambini, non ci ha mai fatto mancare niente. Si occupava lei di tutto, pagava le bollette, le stanze sempre in ordine, i bimbi a scuola sempre pulitissimi, la spesa fatta, il pranzo pronto. Aveva imparato a cucinare da mia nonna Lucia. E se qualche sera si usciva con gli amici, per mangiarci una pizza, Lorys e Diego venivano sempre con noi. Per lei i figli erano in cima a tutto. Sempre»”.

E ancora:

“Davide pensa a Loris e si aggrappa ai ricordi, ma il magone è grande:

Veronica Panarello e Davide Stival
Veronica Panarello e Davide Stival

«Gli avevo comprato un go-kart, ha fatto in tempo solo a farci un giro. Ora ci parlo sempre, lui comunque è ancora qui con me»”.

Poi Davide commenta con Caccia le immagini che gli inquirenti gli hanno mostrato:

“«Di sicuro quella che si vede è la macchina di mia moglie, ma il resto sono ombre di difficile interpretazione. Sagome compatibili, ma non più di questo. Lorys s’intuisce che rientri a casa, quella mattina. Ma non si vede chiaramente che è lui».

E a proposito delle fascette, la presunta arma del delitto, le viene in mente qualcosa?
«Lorys ci giocava con le fascette, con una mi ricordo che un giorno legò un serpente di peluche sopra la culla di Diego che proprio oggi (ieri, ndr) ha compiuto tre anni. Veronica invece non l’ho mai vista usarle».

A Diego che cosa dite?
«Che Lorys è in cielo perché ha preso l’aereo e la mamma invece si trova in ospedale».

Si avvicina il giorno dei funerali…
«Non sappiamo ancora quando sarà. Vorremmo chiedere però a tutti i giornalisti e a tutte le televisioni di rispettare il nostro dolore e non entrare in chiesa. Per favore, lasciateci soli. In questi giorni siamo stati assediati, telecamere puntate addosso come mitragliatrici, io mi sono rotto anche un braccio (mostra il sinistro ingessato, ndr) per correre appresso a qualche troupe»”.