Alberto Stasi non tornerà a villa Poggi

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Alberto non ritornerà nella villa del delitto.

Alberto Stasi
Alberto Stasi

Non sarà Stasi a ripetere i passi percorsi in casa Poggi il giorno in cui trovò il corpo senza vita della fidanzata.

Ammesso e non concesso che la Corte d’assise d’appello accolga la richiesta di ripetere la simulazione della camminata, diverse sono le ragioni che inducono a escludere una partecipazione diretta dell’imputato.

Lo ha affermato Paolo Reale, consulente informatico della parte civile e cugino di Chiara Poggi, la 26enne uccisa nella sua abitazione di via Pascoli il 13 agosto 2007.

La controfigura. Reale, durante una pausa del processo d’appello bis ad Alberto Stasi, cominciato mercoledì a Milano, ha confermato che la famiglia Poggi, rappresentata dall’avvocato Gianluigi Tizzoni, è pronta a mettere a disposizione la propria casa a tempo illimitato «per qualunque prova che possa servire ad arrivare alla verità». I genitori di Chiara non si opporrebbero a un ingresso di Alberto se la Corte decidesse che sarà lui a dover ripetere la prova. Ma Reale ha anche precisato che non sarà Stasi, eventualmente, a ritornare sui passi che fece il giorno dell’omicidio, quando, secondo l’accusa, non poteva non sporcarsi di sangue le scarpe scendendo i due gradini della scala dove era riverso il corpo di Chiara. «L’imputato – ha detto Reale – sarebbe inevitabilmente condizionato durante la simulazione, quindi sarà utilizzato un figurante con le stesse caratteristiche fisiche di Stasi». La ricostruzione disposta nel giudizio di primo grado fu eseguita in laboratorio con diversi figuranti. «E hanno dimostrato – afferma l’avvocato Giuseppe Colli, che affianca il professor Angelo Giarda nella difesa di Stasi – che si potevano percorrere quegli spazi evitando le macchie di sangue. Noi ci opporremo alla ripetizione della prova perchè è un non senso giuridico e logico. Anche un figurante che spontaneità potrebbe avere? La simulazione è irripetibile perchè quello che qualunque individuo fa in un determinato momento e luogo è un gesto unico e irripetibile».

La testimonianza sulla bici nera. Nell’udienza di mercoledì, in cui la procura generale e la parte civile, hanno chiesto il rinnovo e il completamento di alcune perizie eseguite nei precedenti gradi di giudizio, è tornata al centro della discussione la bici nera che una vicina sostiene di avere visto davanti a villa Poggi la mattina del delitto. Una bici nera da donna è tuttora in possesso della famiglia Stasi. Il sostituto procuratore generale non ha chiesto il sequestro della bicicletta, ma ha invitato a riconsiderare il fatto. C’era però anche la testimonianza di un dipendente dell’Asm che la mattina dell’omicidio ha detto di aver visto una ragazza bionda uscire dalla via dove abitano i Poggi in sella a una bici. «E’ vero che la procura generale ha inserito un po’ a sorpresa alcuni elementi sulla bici – conclude l’avvocato Colli – però non intendiamo controbattere contrapponendo quella testimonianza. Lasciamo perdere. Allo stato, gli elementi che abbiamo sono più che sufficienti, non vogliamo contribuire a creare nuovi pasticci su atti già solidi e concreti».