A 17 anni uccise la madre, dopo nuova vita e un fidanzato

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Giulia è diventata di colpo espansiva, tanto da essere ripresa da un professore perché baciava in classe il ragazzo.

Prima aveva i capelli celesti, era scontrosa, andava male a scuola, passava le giornate attaccata al pc. Poi i capelli sono tornati castani, la scuola ha preso a piacerle e ha iniziato a prendere buoni voti, ha trovato un fidanzato. Tra il “prima e il dopo” di questa 17enne calabrese c’è la morte della madre. O meglio: l’omicidio della madre.

Dopo 5 mesi di indagini i carabinieri hanno infatti arrestato Giulia (nome di fantasia) con l’accusa di aver ammazzato la madre Patrizia Crivellaro il 25 maggio 2015 nella loro villetta di Melito Porto Salvo, provincia di Reggio Calabria. Quando i militari l’hanno arrestata a casa dei nonni dove vive con il padre Giulia è rimasta fredda, ha salutato il papà, ed è andata con i carabinieri. Un delitto freddo e studiato, quasi liberatorio: Giulia dopo aver ucciso la mamma ha cambiato vita, come racconta il Corriere della Sera:

«É tornata a scuola con i capelli normali, senza cuffiette e ha iniziato a parlare con noi – dice la compagna di classe più vicina a lei -. Adesso ha anche un ragazzo. Prima, invece, era sempre seduta da sola al suo banco ad ascoltare musica». Giulia è diventata di colpo espansiva, tanto da essere ripresa da un professore perché baciava in classe il ragazzo. Terzo anno di un istituto tecnico che odiava. «Fino a cinque mesi fa era spesso assente e se ne stava in disparte. Quest’anno invece ha iniziato diversamente, con più impegno e serietà», aggiunge un docente. Con la mamma un rapporto difficile. Lei la rimproverava frequentemente per il cattivo andamento a scuola e per punizione le aveva vietato l’utilizzo del computer e del telefono cellulare e la figlia si è vendicata uccidendo la madre con un colpo di pistola in testa. Poco prima che la figlia terminasse l’anno scolastico, la donna, un’infermiera di 44 anni, si era fortemente preoccupata per il rendimento della ragazza. Dopo aver rimproverato per l’ennesima volta la figlia, aveva deciso di vietarle categoricamente l’utilizzo del cellulare e soprattutto del computer, con il quale la ragazza passava molto tempo collegata ai social network. I rimproveri e la privazione del cellulare e del computer, secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri, hanno portato la studentessa ad organizzare meticolosamente l’omicidio della madre. Il 25 maggio scorso la studentessa era da sola in casa con la madre. Mentre la donna stava riposando, la figlia, con la pistola detenuta legalmente dal padre, le spara un colpo di pistola alla tempia. Dopo il delitto la ragazza chiama lo zio materno per chiedere aiuto e racconta che la madre è stata uccisa da un misterioso killer “alto due metri”. La ragazza viene sentita ripetutamente dai carabinieri i quali riscontrano una serie di incongruenze nel suo racconto. Inizialmente si era pensato anche ad un suicidio, ma l’ipotesi era stata poi esclusa in seguito ai risultati dell’autopsia. I carabinieri decidono quindi di intensificare le indagini. Sulle mani della ragazza, attraverso la prova dello stub, vengono trovate evidenti tracce di polvere da sparo. I carabinieri del Ris di Messina scoprono poi un’impronta del dito indice della studentessa sull’arma del delitto. Una prova ritenuta fondamentale considerato che la ragazza ha sempre negato di avere toccato la pistola. Tutti gli elementi raccolti e le incongruenze nel racconto fatto dalla studentessa hanno portato all’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare. Il Gip ha disposto anche il trasferimento della ragazza in un istituto penitenziario minorile fuori dalla Calabria. Alla diciassettenne viene contestato il reato di omicidio volontario, aggravato dai motivi abietti e futili. Secondo il giudice, inoltre, la ragazza ha premeditato l’omicidio della madre, pianificandolo in ogni sua parte. Nel momento dell’esecuzione, inoltre, secondo gli inquirenti, avrebbe agito con “lucida freddezza”.